Linguaggio dei fiori

girasole

Linguaggio dei fiori

Girasole: l’intelletto e la fede. E’ un fiore che ha origini antiche nell’America settentrionale sono stati trovati resti di questo fiore che risalgono a tremila anni prima di Cristo. E’ dal Perù che il girasole venne per la prima volta importato in Europa. Il girasole fu apprezzato dal Re Luigi XIV, il Re Sole e durante l’età vittoriana, in Gran Bretagna, venne disegnato su stoffe, inciso nel legno, forgiato nei metalli. E’ detto anche Elianto poichè durante le ore della giornata il fiore gira seguendo il sole, per taluni simboleggia adulazione, per altri riconoscenza verso l’astro che gli permette di vivere. Il giallo chiaro del fiore esprime la luce del sole, l’intelletto, l’intuito, la fede e la bontà.

Iris: la buona novella. La mitologia greca ha chiamato Iride, la messaggera degli dei, cioè la divinità che, servendosi dell’arcobaleno come passaggio, consentiva il “dialogo” tra l’Olimpo e terra. Il fiore dell’iris fu così chiamato perchè la molteplicità dei suoi colori ricordava, appunto, i colori dell’arcobaleno. Il significato associato a questo fiore è messaggero di buona novella.

Lavanda: la sfiducia. La lavanda è segno di sfiducia. Il significato che viene attribuito a questo fiore deriva dal fatto che i campi popolati dalla lavanda costituivano spesso il luogo preferito dai serpenti per fare la propria tana, inducendo in tal modo i contadini a non “fidarsi” di passare per i terreni caratterizzati da questo tipo di vegetazione.

Mimosa: il pudore. Il nome mimosa deriva dal latino mimus perchè alcune specie come la mimosa pudica al toccarle si contraggono. Pianta appartenente alla famiglia delle mimosaceae originaria dell’America del sud dove veniva regalata in occasione dei fidanzamenti. La specie a fiori bianchi è simbolo di “amare platonico”, “speranza d’amore”, quella, più famosa, a fiori gialli è la mimosa che significa “pudore”.

Narciso: la vanità. Il significato di questo fiore, ovvero autostima, vanità ed incapacità d’amare, è da far risalire alla storia di Narciso, un giovane e splendido pastore di cui Ovidio parla nel terzo libro della Metamorfosi. Narciso è rappresentato come un ragazzo molto vanitoso e completamente ammagliato dalla sua stessa bellezza ed incapace, proprio per questo, di carpire la vita ed i sentimenti che la sua bellezza suscitava in tutte le fanciulle. Un giorno, mentre ammirava tutto il suo splendore nelle acque di uno stagno, Narciso divenne “bersaglio” di Cupido che, per beffarsi del giovane, gli truccò la faccia e gli scompigliò capelli. Narciso, nel tentativo di recuperare il suo viso, cadde in acqua e morì sulle sponde dello stagno nacquero dei narcisi che chinavano il capo sull’acqua alla ricerca del proprio riflesso. Dal termine narciso sono derivati gli aggettivi narcisista e narcisistico ed il sostantivo narcisismo che indicano la tendenza a contemplare con eccessivo compiacimento la propria persona e la propria personalità.

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