Lavanda

lavanda

Le Lavandula spp., appartenenti alla famiglia delle Lamiaceae, sono utilizzate in cosmetica per l’olio essenziale, mentre già i greci e i romani le usavano nei bagni  (la parola deriva dal latino “lavo” che significa lavare). E’ una pianta che attira gli impollinatori ed è un repellente per formiche e scarafaggi, mentre svolge azione insetticida contro gli afidi. Cresce 60-90 cm in altezza e 60-120 cm in larghezza. Il cespuglio è semi legnoso con foglie strette di colore verde-grigiastro e fusto quadrangolare. I fiori, principalmente viola, crescono in spighe terminali e il calice mantiene il colore anche quando essiccano. In ambito ornamentalesi utilizzano varietà annuali e perenni di L. angustifolia (dal latino “foglia stretta”) e di L. stoechas. Quest’ultima presenta portamento molto compatto, foglia grigia e ha la particolarità di avere lo stelo fiorale molto breve, a differenza del tipo classico che arriva a 30-40 cm, che fuoriesce appena dalla chioma. Sono impiegate in bordure e aiuole insieme ad altre aromatiche, nei giardini rocciosi oppure in vaso in composizioni miste. Sono presenti diverse varietà “inglesi”, più resistenti al freddo delle altre, di diversa altezza e larghezza con fiori viola-blu di varie gradazioni, di diversa precocità (fioriscono da fine primavera a inizio estate) e adatte per le aiuole; altre varietà a taglia bassa (alte 30-40 cm e larghe  40-60 cm) sono, invece, adatte per le bordure. Sono presenti anche varietà con fogliame variegato e colore che varia dal giallo al crema anche in relazione alla stagione, altre con fogliame argentato ed altre ancora che presentano fiori di colore bianco oppure rosa, tutte impiegate per abbellire aiuole e giardini.

Esigenze climatiche: la lavanda ha basse esigenze termiche; nelle prime tre settimane dopo l’invaso la temperatura media diurna va mantenuta sui 14° C. Durante la crescita il minimo termico è di 5° C e a fine crescita le piante vanno “indurite” tenendole all’esterno della struttura di protezione. Vanno comunque protette dalle temperature al di sotto degli 0° C anche se possono resistere per breve tempo. Riguardo alla luce, la lavanda ha discreta esigenza e la coltivazione va effettuata senza ombreggio. All’interno delle serre il tasso igrometrico va  mantenuto sotto all’80% e bisogna porre particolare attenzione all’umidità nel substrato che, se elevata e associata a bassi valori termici, può provocare la morte delle piante.

La riproduzione: le varietà in commercio sono ottenute in gran parte da talea e in misura più contenuta da seme. Le talee apicali sono ricavate in autunno o inizio primavera da giovani piante madri di 2-3 anni di vita sottoposte a selezione fitosanitaria e coltivate in condizioni che ne impediscono la reinfezione. Ogni talea, parzialmente legnosa, deve avere una lunghezza di 10-15 cm e un diametro di 4-5 mm. Il taglio di separazione dalla pianta madre deve essere netto e va praticato sotto un nodo; le foglie basali vanno rimosse per evitare marciumi e ridurre la traspirazione e vanno interrate a 3-4 cm di profondità (si possono utilizzare anche ormoni radicanti). Le talee sono impiantate in moduli di radicazione preconfezionati, paper pot, contenitori alveolari e collocate sotto un impianto di nebulizzazione o un tunnel di film plastico; la radicazione richiede due settimane. Il substrato da utilizzare per la radicazione è specifico a base di torba ammendata con pH 5,5.

La fase di allevamento: i cicli di coltivazione possono essere brevi, con trapianti primaverili, oppure lunghi, con trapianti autunnali e passaggio attraverso il periodo freddo invernale. Si sceglierà l’uno o l’altro ciclo in ragione dell’impiego a cui è destinata la pianta. Per la produzione di piantine da vendere in vaso si opta per il ciclo breve con trapianto a metà febbraio e piante pronte ad essere vendute a fine maggio-inizio giugno; per quanto riguarda il ciclo di coltivazione lungo, con il quale si ottengono piante di maggiore dimensione destinate all’abbellimento di giardini, si procede all’invaso ad inizio settembre e le piante sono pronte già a marzo-aprile dell’anno successivo. Il substrato per l’invasatura deve essere molto sciolto, permeabile, con prevalente torba bionda, con 15% perlite, in modo da garantire un buon drenaggio; il pH va regolato tra 5,8 e 6,5. La lavanda è una specie mediamente esigente riguardo ai nutrienti; si aggiunge circa 1 kg/m^3 di concime complesso equilibrato al substrato e la fertilizzazione è completata con la fertirrigazione che inizia dopo 10-15 giorni dal trapianto. Inizialmente si procede all’impiego di una soluzione fertilizzante con 0,6-0,8 gr/litro e successivamente si passa a concentrazioni più elevate (0,8-1 gr/litro), intervenendo, secondo il momento di coltivazione e le condizioni climatiche , una-due volte la settimana. L’irrigazione va regolata in base alla dimensione della pianta e le condizioni climatiche. Si pratica con i vari sistemi, in particolare è adatto quello a flusso e riflusso per i vasi più piccoli, mentre quello con “spaghetto” è utilizzato di solito per i vasi più grandi e il ciclo lungo; nel caso d’irrigazione per aspersione si suggerisce di intervenire in modo che la chioma si asciughi rapidamente ed evitare questa soluzione su piante in fioritura. Le piante vanno spaziate adeguatamente durante il ciclo di coltivazione; nel mese di dicembre se si effettua il ciclo autunno-primaverile. La densità d’impianto che si raggiunge utilizzando vasi diametro 14 cm, che sono quelli di gran lunga più diffusi, varia dalle 14 alle 16 piante/mq; per i vasi diametro 17 cm si scende intorno alle 10 piante/mq, mentre con vasi più piccoli (10-11 cm) si sistemano tra le 60 e 70 piante/mq. Nel caso di ciclo breve si pratica un solo intervento di spuntatura a metà ciclo, anche perchè le varietà in commercio presentano una buona ramificazione basale; nel caso di ciclo lungo si interviene da fine ottobre ad inizio novembre e, se le piante sono tenute anche in estate, si pratica un secondo intervento a fine fioritura asportando 6-9 cm sulla parte erbacea. Per la L. angustifolia non si fa ricorso all’impiego di brachizzanti, mentre per la L. stoechas si interviene una sola volta con i principi attivi presenti in  commercio (daminozide).

La difesa: la lavanda è una specie molto rustica che non presenta particolari problemi di difesa. Raramente si possono rinvenire attacchi di insetti, mentre possono insorgere alcune patologie. Fra gli insetti possono arrecare danni alla parte aerea alcuni ditteri, il coleottero Arima marginata ed alcuni lepidotteri. Tra le crittogame si segnala la Septoria lavandulae, un fungo particolarmente dannoso che causa la comparsa di macchie chiare sulle foglie. La crittogama si può combattere eliminando le parti infette, arieggiando l’ambiente e diminuendo l’umidità. Se è molto diffusa si può ricorrere a trattamenti con fungicidi specifici. La lavanda può essere anche soggetta a marciumi radicali e basali provocati da diverse specie di funghi: Armillaria mellea, Rosellinia necatrix, Coniothyrium lavandulae. Le piante colpite manifestano un accrescimento stentato, le foglie assumono una colorazione grigio-giallastra. In questa patologia le radici primarie risultano vistosamente imbrunite. La lotta si conduce con la disinfestazione del terreno e l’impiego di specifici principi attivi. La presenza di macchie giallastre, distorsione degli apici vegetativi e sviluppo stentato della pianta potrebbe essere il sintomo di un attacco virale non infrequente in queste piante causato da AMV virus del mosaico dell’erba medica.

Gli aspetti economici e di mercato: in commercio sono presenti numerose varietà con un’ampia gamma di colori dalla tonalità varia richiesti per abbellire i vasi sui balconi e sulle terrazze oppure per allestire bordure e aiuole. In Campania la maggior parte delle aziende è orientata per la produzione di piante in vaso diametro 14 cm nel periodo primaverile, con trapianti di settembre in serra fredda, densità finale di 15 piante/mq e prodotto pronto a marzo-aprile. Dall’analisi dei costi di produzione di una varietà tradizionale riprodotta per talea si evince che le voci manodopera e mezzi tecnici sono le più rilevanti e si equivalgono ricoprendo, insieme, poco più del 73% del totale. All’interno della voce “mezzi tecnici” il costo di acquisto delle piantine  (0,20 Euro/pianta) è preponderante interessando poco più del 50% della voce. Per quanto concerne la manodopera l’impegno complessivo per condurre 1.000 mq di serra è di circa 550 ore e il trapianto (45%) è l’operazione che impegna maggiormente seguita dalla cimatura (27%). Le quote di ammortamento e manutenzione di capitali policiclici, considerata la lunghezza del ciclo (7-8 mesi), hanno un’incidenza non trascurabile superando di poco il 16& del totale, mentre gli interessi sui capitali di anticipazione si aggirano intorno al 5%. Tutte le altre voci (compenso al capitale fondiario, direzione e amministrazione, spese generali) sono piuttosto modeste e contribuiscono per il restante 5% circa. In definitiva, il costo complessivo per condurre 1.000 mq di lavanda della tipologia su descritta e con un ciclo come quello indicato, è pari a circa 15.000 Euro con un costo unitario pari a circa 1,00 Euro, che rappresenta  il prezzo medio minimo cui vanno vendute tutte le piante per coprire interamente il costo di produzione.

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